08/09/2011
 Posted by Capitolouno
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Lo spirito di Ch’Art

Come si può definire un Ch’Art, visto che ognuno di noi può vederci una cosa diversa?

Forse con un piccolo poema.

Macchie di inchiostro che non sono macchie.
Come le nuvole, Ch’Art stimola la simbologia visiva con il fascino della casualità e l’interpretazione personale.
Ch’Art è astrazione da ricostruire, ricordi di mosaico spinti oltre la logica del tassello per vivere fuori dagli schemi, lontani dalla fredda geometria che li ha creati e sfruttati
per lungo tempo.
Ch’Art è uno sciame di colori dichiaratamente puri che si accostano con discrezione: giocano nella stessa squadra senza mai toccarsi, si spingono col pensiero, si influenzano con la sola presenza.
Guardando un Ch’Art, o solo avendolo vicino, si scorge una dinamica implicita, rigorosamente innaturale, che riempie lo spazio generando illusioni.
Le sfumature immaginarie fluttuano in un soffice turbinio cercando ricordi e fantasie.
Perché in un Ch’Art puoi vedere un oggetto, una persona, un animale.
Puoi sentire una sinfonia, un sapore o un sentimento.
Oppure puoi seguire il suo ritmo e lasciare che ti accompagni in sottofondo, senza chiedere come o perché.

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